Tariffe alte e nessuna alternativa regolare
Volevo un’applicazione democratica e nel rispetto della legge, utile alla popolazione e agli autisti. Il punto di partenza è stato studiare il modello di Uber, e la conclusione è arrivata prima del previsto: economicamente non stava in piedi, e in più non rispettava diversi obblighi di legge.
Così la decisione è stata di costruirci sopra al contrario. La sentenza svizzera che aveva dato torto a Uber non l’ho letta come una notizia: l’ho usata come elenco di requisiti, punto per punto, e ogni punto è diventato una regola del prodotto.
Da lì vengono le due scelte che reggono ancora oggi. Ogni autista imposta le proprie tariffe, e ogni autista incassa dal passeggero il costo della corsa. Non sono concessioni al settore: sono la conseguenza di un fatto, cioè che un autista è un libero professionista.
Un’app deve essere uno strumento, non un algoritmo che decide.