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In Ticino la centrale unica l’ha chiesta il parlamento. Il governo ha risposto che è affare di chi il servizio lo offre

Una mozione in Gran Consiglio chiede di studiare una centrale operativa unica per tutti gli operatori taxi del cantone, gestita da privati. Il Consiglio di Stato ha invitato a non darle seguito, e nel farlo ha scritto che una centrale così «rientra nella libertà di commercio» di chi il servizio lo offre. Tradotto: non la costruirà nessuno al posto vostro.

OTT '26[Normativa]TicinoSvizzera

Il 31 gennaio 2025 i deputati Tiziano Galeazzi e Roberta Soldati hanno depositato in Gran Consiglio una mozione sul settore taxi. Il punto che interessa a chi una centrale la manda avanti davvero è il secondo: chiedono «uno studio di una soluzione unificata (centrale operativa) per tutti gli operatori taxi in Ticino».

E precisano subito che cosa non intendono: «non inteso come amministrazione cantonale, bensì inteso come centrale operativa», possibilmente gestita da privati, per non incidere sui conti cantonali.

Che cosa chiede, per intero

Oltre alla centrale, la mozione chiede di far analizzare il problema ai Comuni e al Cantone riattivando il gruppo intercomunale del 2023, di mettere contratti, prestazioni sociali, salari e tariffe sotto un unico regolamento abolendo le categorie A e B, di individuare chi debba controllare il sistema, e di guardare alle esperienze estere, compreso il contingentamento del numero di conducenti.

Su quest’ultimo punto conviene essere chiari: è una richiesta della mozione, non una posizione nostra. Noi facciamo software per chi la licenza ce l’ha già, e su quante debbano essercene non abbiamo niente da dire.

La risposta del governo, e la riga che conta

Il Consiglio di Stato ha invitato il Gran Consiglio a non dare seguito alla mozione. La ragione principale è l’autonomia dei Comuni: la proposta, scrive, «andrebbe a toccare in modo tangibile le attuali autonomie comunali nel definire e gestire le peculiarità locali». E aggiunge di non voler seguire «la via indicata della “cantonalizzazione”», preferendo «lasciando la possibilità di avere sul territorio cantonale soluzioni diverse».

Fin qui è un no come tanti. Poi però c’è la frase che vale tutto il resto. Una centrale operativa gestita da privati, dice il governo, «rientra nella libertà di commercio e di organizzazione di coloro che desiderano offrire il servizio di taxi».

Letta per quello che è: il Cantone quella centrale non la farà, e mette per iscritto che farla spetta a chi il servizio lo offre. Non è una porta che si chiude. È una porta indicata a qualcun altro.

Dieci anni, e siamo allo stesso punto

Non è il primo tentativo. Nel 2015 l’allora deputato Giancarlo Seitz aveva depositato una mozione per un regolamento cantonale del servizio taxi, prendendo a modello Zurigo. Quell’atto, scrive il Corriere del Ticino, è stato ritirato l’11 dicembre 2023 senza aver prodotto il regolamento.

Dieci anni fra la prima richiesta e la seconda, e il Ticino continua a regolare i taxi Comune per Comune. A Lugano, intanto, oltre duecento professionisti si contendono lo stesso territorio.

Chi aspetta che la soluzione arrivi dall’alto ha ormai una serie storica su cui basarsi, e dice sempre la stessa cosa.

Che cosa resta da fare, e a chi

Mettiamo in fila le tre cose che sappiamo. Il parlamento pensa che una centrale unica servirebbe. Il governo non la farà. E lo stesso governo scrive che costruirla rientra nella libertà di chi offre il servizio.

Non c’è un quarto soggetto in quella lista. Se una centrale che tiene insieme più operatori ha senso in Ticino, e due deputati con il settore alle spalle pensano di sì, la costruisce chi guida o nessuno.

Da qui in avanti parliamo di quello che vendiamo noi, quindi leggilo per quello che è.

Quello che facciamo

UrbanGo è il software con cui una centrale prende le richieste, le assegna, le registra e si tiene l’anagrafica dei propri clienti. Non apriamo centrali, non abbiamo passeggeri nostri, non facciamo trasporto: licenze, turni e responsabilità restano di chi ce le ha.

Più centrali possono usarlo restando distinte, ognuna con i propri autisti, i propri accordi e i propri clienti, senza che nessuna veda quelli dell’altra. È la «soluzione unificata» intesa come strumento comune, non come soggetto unico: che è poi la distinzione su cui la mozione insisteva e su cui il governo ha risposto.

E i dati restano della centrale, esportabili in qualsiasi momento in un formato che qualsiasi altro programma sa leggere, senza chiedere il permesso e senza costi aggiuntivi. Sta scritto nell’articolo 3 dei nostri Termini, ed è un pulsante nel software.

Il giorno che il Cantone cambiasse idea, chi nel frattempo ha organizzato il proprio lavoro non avrebbe niente da disfare. Chi ha aspettato ricomincerebbe da dove era dieci anni fa.

Fonti

  1. 01Taxi in Ticino, è ora di unificare l’intero settoreTicinonline · gennaio 2025
  2. 02Taxi, che caos: ordinanza in bilico e c’è chi invita il Cantone ad agireCorriere del Ticino · gennaio 2025
  3. 03Lo spirito della mozione non è statalizzare i taxiCorriere del Ticino · novembre 2025
  4. 04Un anno di Uber in Ticino, tra luci e ombreRSI · luglio 2025
ContinuaPerché un cliente che non sai richiamare non è tuo

Chi scrive

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