Sugli store, e la prima lezione
Dopo poco più di un anno di sviluppo UrbanGo è arrivata sugli store. L’app per autisti è stata scaricata da più di cinquecento persone, quella per i passeggeri ha sfiorato le duemila.
Su un territorio piccolo come il Ticino quei numeri non bastano a far incontrare domanda e offerta, e non sarebbero bastati nemmeno moltiplicati: creare la domanda da zero chiede investimenti che non hanno niente a che vedere con la qualità del prodotto.
Il difetto peggiore però era di progetto. Lasciando iscrivere chiunque, l’app si riempiva di autisti fantasma: risultavano online e in realtà non erano disponibili. Da quell’errore nasce la regola che vale ancora adesso, cioè che all’app si entra solo attraverso una centrale, che risponde di chi manda in strada.
E c’era una cosa che non avevo messo in conto. Il mercato che stavo scavalcando esisteva già, era organizzato e stava soffrendo: centrali taxi e servizi NCC, professionisti che conoscono il territorio e che si sono costruiti una rete di fiducia in vent’anni, e che per colpa delle app stavano perdendo una fetta importante di lavoro.